Jorge Lorenzo: Ammiratemi

Jorge Lorenzo: Ammiratemi

Sulle pagine di CascoRosso mi è già capitato di parlare di Dani Pedrosa, un pilota che ha vinto tantissimo in carriera, ma che non è mai riuscito ad aggiudicarsi un titolo in MotoGP. Questo ha portato l’opinione comune a considerarlo un ottimo pilota, ma anche un eterno secondo, uno che non ha mai vinto niente e – paradossalmente – un perdente. Sono completamente in disaccordo con questa definizione, ma il dato rimane e solo il tempo ci dirà per cosa verrà effettivamente ricordato – o dimenticato – Pedrosa. Un pilota che invece dal 2002 a questa parte sta vincendo tanto (mondiali compresi), ma che si è sempre trovato contro qualcuno più bravo, carismatico o veloce che gli rubasse la scena, è Jorge Lorenzo. Sembra strano a dirsi per un cinque volte campione del mondo, ma Por fuera sta ancora cercando l’approvazione degli altri.

Il DNA del vincente

Intendiamoci subito: Lorenzo è uno dei piloti più forti di sempre, è fra i protagonisti del motomondiale da più di dieci anni e da quando corre in MotoGP ha ammassato un numero insensato di podi e vittorie. Per l’esattezza parliamo di 68 gran premi vinti e di 152 podi in totale. Aggiungeteci 69 pole position e 37 giri veloci e vi renderete conto da soli della sua grandezza.
Ci ha messo un po’ prima d’ingranare, ma dalla sua terza stagione in 125 ha iniziato a vincere, diventando poi in 250 l’incubo di tutti gli altri partecipanti, in particolare Dovizioso, che ha dovuto dire addio al titolo per ben due volte a causa del maiorchino. L’approdo in MotoGP da indiziato speciale è stata la naturale conseguenza del suo talento straripante, trovandosi in squadra con la leggenda vivente Valentino Rossi.

2008-2010: l’attacco al trono

Prima gara in MotoGP ed è subito podio

L’anno da rookie di Lorenzo è stato estremamente positivo, iniziato con una pole all’esordio, proseguito con la vittoria all’Estoril e culminato con il quarto posto finale in classifica. Non era però il suo momento di brillare: le luci dei riflettori erano puntate sui due titani Rossi e Stoner, che si scontravano per la supremazia del branco dopo la vittoria schiacciante del 2007 da parte dell’australiano.

Nel 2009 le cose hanno iniziato a cambiare: Lorenzo, complice uno Stoner non in salute, si è trovato a combattere faccia a faccia con sua maestà Valentino Rossi, con la chiara intenzione di farlo abdicare. Il loro è stato un bellissimo testa a testa, che ha raggiunto il massimo dello splendore nella leggendaria gara di Catalunya 2009, dove il Dottore ha vinto soltanto all’ultima curva. Quel gran premio è stato un po’ la sintesi della stagione: Jorge era in grado di vincere le battaglie, ma non la guerra, che ha visto infatti trionfare per la nona volta il pilota italiano.

È iniziato così il 2010, con Lorenzo pronto a prendersi tutto e Rossi deciso ad impedirglielo. Dopo le prime tre gare i due centauri erano già in testa al mondiale, facendo pregustare agli appassionati un duello dai toni epici. Al Mugello, però, il ginocchio di Valentino fece crack, spianando la strada al maiorchino verso il suo primo titolo e al primo “se” della sua carriera.
Perché se è vero che finalmente le luci puntavano su di lui, Lorenzo ha dovuto iniziare a fare i conti con le ombre che ne sono conseguite. Se Rossi non si fosse infortunato avrebbe vinto lo stesso?

Lorenzo vince all’Estoril

Nota a margine: il mondiale l’ha vinto a Sepang, ma tutti gli occhi erano su Rossi, che tornava alla vittoria per la prima volta dopo l’infortunio.

2011-2012: il duello con Stoner

Con Rossi tagliato fuori dai giochi a causa del matrimonio fallimentare con Ducati, per Lorenzo potevano finalmente aprirsi le porte del proprio regno. Non è stato così: l’uragano Stoner si è abbattuto per la seconda volta sulla MotoGP, spazzando via la concorrenza con 10 vittorie e andando a podio in tutte le gare (tranne a Jerez, dove è stato buttato fuori proprio da Valentino). Titolo assicurato e Lorenzo ad accontentarsi delle briciole.

Tutto da rifare.

Nel 2012 Jorge non si è perso d’animo e si è rimboccato le maniche: va praticamente sempre a podio e riesce ad arginare un Pedrosa in stato di grazia – che sbaglia più di lui – e uno Stoner out per infortunio. Alla fine ha vinto di poco sul connazionale, ma ancora una volta è stata messa in dubbio la sua superiorità: se Stoner non si fosse operato? Se Rossi fosse rimasto in Yamaha?

Stoner si congratula con Lorenzo per la vittoria del mondiale

Nota a margine: il mondiale l’ha vinto a Phillip Island, ma tutti gli occhi erano su Stoner, vincitore del gran premio di casa per l’ultima volta prima del ritiro annunciato lo stesso anno.

2013-2016: il nuovo Re non si chiama Jorge

L’anno successivo Rossi è tornato in Yamaha, ma era un lontano parente del pilota micidiale che macinava record e vittorie nei primi anni 2000. Pedrosa aveva appena perso quella che probabilmente era la più ghiotta occasione della sua vita per diventare campione del mondo. Stoner se n’era andato, lasciando il suo posto in Hrc a un giovanissimo spagnolo dalle belle speranze. Cosa sarebbe potuto andare storto questa volta?
Conoscete già la risposta: quel ragazzino in Honda si chiamava Marc Marquez e nel 2013 non ne ha proprio voluto sapere di aspettare a vincere. Campione del mondo a 20 anni e tanti saluti alle otto vittorie di Jorge in campionato.

Il 2014 è andato ancora peggio, dal momento che il cannibale Marc ha divorato tutti quanti per 10 gran premi di fila, lasciando agli altri qualche gioia solo nel finale di stagione, quando ormai aveva già il titolo in tasca. Lorenzo si è fatto surclassare anche da Rossi, che adesso iniziava seriamente a mettere in dubbio la sua supremazia in casa Yamaha. Lo smacco più grande per il #99, però, è stato essere eclissato sportivamente e mediaticamente da Marquez. Il #93, in sette stagioni, è riuscito ad ottenere lo stesso numero di mondiali che Lorenzo ha racimolato in undici annate. Addirittura se consideriamo solo la MotoGP, ha fatto due centri in altrettanti tentativi, a differenza dei cinque del maiorchino. Tutto questo col sorriso sulla faccia, la nomea di erede di Rossi e un amore sempre crescente da parte del pubblico. Non dimentichiamoci inoltre che Marc è spagnolo come Jorge: il Martillo si è visto scalzato come pilota di riferimento anche in madrepatria, dove tutti non avevano occhi che per il baby fenomeno.

Lorenzo si rifiuta di stringere la mano a Marquez dopo il GP di Jerez 2013: in quella stagione il rapporto fra i due era abbastanza teso, con Marc accusato da Jorge di essere troppo irruento, quasi scorretto

Tutte le speranze erano quindi riposte nel 2015. C’erano troppe questioni che dovevano essere risolte, prime fra tutte il duello interno con Rossi e l’egemonia di Marquez. Se andiamo a vedere la classifica finale, Lorenzo sembrerebbe essere riuscito nel suo intento: Marc si è autoeliminato cadendo 6 volte, Valentino ha corso una stagione sensazionale ma non è bastato contro le sette vittorie di Jorge. Purtroppo sappiamo che il risultato è dipeso molto dalla sciagurata gara di Sepang, dove il Cabroncito ha scritto una delle pagine più nere di questo sport: ancora una volta, il mondiale vinto da Lorenzo è stato messo in dubbio. Ma soprattutto, per l’ennesima occasione durante i suoi festeggiamenti, Jorge si è ritrovato solo in un parco chiuso semi deserto, con tutta la folla impegnata ad accogliere Rossi ai box come se fosse il Messia.

Il mondiale 2016 è scivolato via abbastanza in fretta. Dopo le prime gare in cui ci si auspicava di assistere a una lotta a tre per il titolo, è parso chiaro che Marquez sarebbe stato di nuovo campione, con un Rossi troppo impreciso nonostante l’assoluta competitività e un Lorenzo irriconoscibile nella fase centrale della stagione. Il maiorchino era già promesso sposo di Ducati, ma ci ha tenuto a lasciare Yamaha con una vittoria a Valencia.

2017-2018: il matrimonio che sapeva da fare

Per i tifosi Ducati, l’approdo di Lorenzo alla corte di Dall’Igna è stato un po’ un déjà vu di quanto successe nel 2011 con l’arrivo di Rossi: un pilota Yamaha pluricampione del mondo pronto a fare faville con la mitica moto italiana. Chiaro, l’avventura del Dottore assumeva dei connotati completamente diversi per il significato che aveva nel nostro paese un sodalizio del genere, ma nel 2017 i tifosi ducatisti erano davvero speranzosi che il maiorchino potesse riuscire dove Valentino aveva fallito.

Speranze che si sono ribaltate quando a sorprendere il mondo intero è stato il suo compagno di box ed ex-rivale Andrea Dovizioso: il forlivese è letteralmente esploso, dando del serio filo da torcere a Marquez e relegando Lorenzo al ruolo di seconda guida. Esemplare la gara di Sepang con la famosa “mappatura 8”, un probabile suggerimento del box Ducati che invitava Lorenzo a cedere la posizione a Dovizioso, in quel momento ancora matematicamente papabile per il titolo.

Terminata la stagione “di apprendistato” con Ducati, Lorenzo partiva con le migliori intenzioni nel 2018, ma i risultati non si decidevano ad arrivare. Dopo più di un anno lamentava ancora problemi di postura durante la guida e della forma del serbatoio della moto, con la sua competitività che pareva soltanto una chimera.

Argentina 2017: Lorenzo cade in gara e se la prende con la moto, gettandola a terra

Poi c’è stato il Mugello.

In un colpo solo, Jorge Lorenzo ha dominato il gran premio d’Italia e ha annunciato il suo divorzio dalla casa di Borgo Panigale in favore della blasonata Honda. Non solo, da lì in avanti ha ottenuto altre due vittorie e un podio, presentandosi a Silverstone come il pilota più in forma del circus. Poi l’errore a Misano e la caduta ad Aragon hanno ammazzato la sua stagione, ma era comunque chiaro a tutti: Lorenzo era da titolo con Ducati, ma ormai era troppo tardi.

In cerca di approvazione

Si arriva così al presente: Lorenzo è in ripresa dall’infortunio e fatica a trovare il giusto feeling con la nuova moto. Sembra il copione di un film già visto e quindi se dobbiamo fare delle ipotesi sul suo svolgimento, aspetterei a dire che il binomio Jorge-Honda non funzionerà. Lorenzo ha tutte le intenzioni di dimostrare al mondo chi è e quanto vale, visto che per l’ennesima volta qualcuno si è permesso di mettere in dubbio le sue capacità.

Questa è un po’ la costante della carriera del maiorchino. Fin dal suo arrivo in MotoGP ha sempre vissuto con l’impellente bisogno di dare prova del suo talento, di rinfacciare dei torti subiti o di cercare conferme in quelli che lui considera i suoi pari.
Un esempio su tutti è il suo rapporto con Rossi. Dopo gli screzi avuti con Vale a inizio carriera e soprattutto nel 2015, il loro rapporto è tornato a rasserenarsi e specialmente dall’ultimo biennio si può dire che vanno d’accordo. In questo periodo Lorenzo non ha mai mancato di attestare la sua stima nei confronti di Valentino, definendolo un campione e in un’occasione – scherzosamente – come il più forte di sempre. Nel farlo però si aspetta di essere ricambiato, spesso anche includendosi nella cerchia dei piloti più forti del momento o della storia, quasi avesse paura che nessuno possa farlo al posto suo.

Lorenzo e Rossi si scambiano una stretta di mano

Se si parla di Marquez, ci tiene a sottolineare come lui sia al momento l’unico pilota ad averlo battuto nella lotta al titolo, ma ribadendo comunque la bravura e il talento del #93. In occasione della sua firma con Honda, tutto il mondo ha iniziato ad attribuire alla loro squadra il titolo di “Dream Team”, cosa che ha lasciato indifferente Marc ma ha fatto illuminare Jorge. Lui stesso ha detto di essere contento di questo nome, evidenziando come sia normale definirli tali viste le vittorie e i titoli che i due hanno messo insieme nelle loro rispettive carriere.

Con Dall’Igna e Ducati invece, il rapporto era iniziato nel migliore dei modi. Gigi era già stato il suo punto di riferimento ai tempi della 250, perciò Lorenzo accasandosi a Borgo Panigale ritrovava una figura amica per cui nutriva profonda stima, oltretutto ampiamente ricambiata. Poi però la mancanza di risultati e soprattutto il sottovalutare le sue richieste per quanto riguarda la guida stessa della moto (20 serbatoi cambiati sembravano una follia insensata per chiunque) hanno iniziato a logorare questo sodalizio. Il #99 si è sentito ancora una volta accusato: la parola di un cinque volte campione del mondo veniva messa in dubbio da dei tecnici qualunque. Domenicali in particolare, dopo il gran premio di Francia, ha detto che Lorenzo è un grande pilota, ma che purtroppo non è riuscito ad ottenere il meglio dalla loro moto. La risposta di Jorge nel post-vittoria del Mugello: “non sono un grande pilota, sono un campione”.

Dalle parole ai fatti: Lorenzo ha deciso di correre con la sua stessa citazione stampata sul casco

11 anni dopo il suo debutto nella classe regina, le cose per Lorenzo non sono cambiate. Ha tre mondiali in più, ma anche diversi nomi nuovi nella sua lista di persone da smentire, da far ricredere, da zittire. Perciò, ancora una volta, correrà per dimostrare a sé stesso e agli altri di cosa è capace, di quanto sia forte e soprattutto che he’s not a great rider, he’s a champion.