#InsideMotoGP: Qatar 2019

#InsideMotoGP: Qatar 2019

Prima gara dell’anno fotocopia di quella del 2018, Dovizioso e Marquez infiammano il finale di un GP  in stile “endurance” come ormai ci eravamo abituati l’anno scorso.

ALT! la vittoria di Dovizioso per ora rimane “congelata” e il verdetto sarà rimandato alla Court of Appel della FIM, per il quale bisognerà aspettare fine mese.
L’accaduto: dopo il successo della Ducati di Dovizioso, quattro team (Honda, Ktm, Suzuki e Aprilia) hanno presentato reclamo allo Stewart Panel della FIM contestando l’irregolarità dell’appendice montata sul forcellone della Desmosedici davanti alla ruota posteriore.

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Cosa ne penso?

Secondo me, una volta che l’aerodinamica è stata approvata il giovedì prima dei turni ufficiali, c’è poco da lamentarsi. Esiste un responsabile tecnico che ha valutato se il pacchetto aerodinamico portato dalle case rispettasse il regolamento, ha deciso lui, quindi stop. I reclami dovevano essere fatti venerdì, non domenica dopo il GP: il gesto di Aprilia, Ktm, Honda e Suzuki non mi è piaciuto. Potrebbero anche avere ragione, questa appendice potrebbe veramente generare carico aerodinamico, ma se una commissione apposita garante del regolamento la omologa, per me la storia si chiude lì. Se comunque le altre case avessero avuto delle perplessità le avrebbero dovute esporre subito, perché farlo dopo la gara mi sa molto di strategia per penalizzare Ducati. Comunque sia, un’altra volta, la direzione della MotoGP sembra non avere un minimo di autorità.

Tornando alla pista, più o meno ho visto la gara che mi aspettavo, una sorta di “endurance” dove la preoccupazione maggiore è stata quella di non usurare troppo le gomme.

IL DATO

Curioso osservare come la gara di quest’anno sia stata una delle più lente degli ultimi anni.

  • 2019: 42’36”.902
  • 2018: 42’34”.654
  • 2016: 42’28”.452
  • 2015: 42’35”.717

Ho tolto volontariamente il dato del 2017 perchè la gara era di 20 giri e non 22 come le altre. Possiamo notare che dal 2015 al 2018 le gare sono sempre state più veloci di quella di quest’anno, sinonimo di quanto dicevo prima: si cerca di tenere un ritmo che possa preservare le gomme a discapito della prestazione pura.

LA GARA

Dovizioso ha vinto con merito, ha battuto un’altra volta Marquez nel finale con un duello corpo a corpo, dopo aver gestito tutta la gara con la sua intelligenza tattica che, ormai, è diventato un suo punto di forza. Lo spagnolo, che in un primo momento sembrava in gestione e pronto per un allungo decisivo nel finale, si è dimostrato invece più in difficoltà a differenza di Dovizioso che aveva la situazione in pugno. Come avevo detto nell’ #InsideMotoGP di sabato, due nomi per il podio potevano essere quelli di Rins e Crutchlow e così è stato. Cal ha conquistato un risultato stupefacente, considerando che tornava dal bruttissimo infortunio alla caviglia; per quanto riguarda Rins invece, credo abbia dato la dimostrazione di essere pronto per insidiare i più forti con molta frequenza. Suzuki sembra avere un pacchetto davvero competitivo quest’anno, non male anche Mir che da esordiente è arrivato ottavo. Petrucci sbaglia la scelta delle gomme, alla prima da ufficiale ha voluto osare e, secondo me, ha fatto bene. Purtroppo gli è andata male, ma durante tutto il weekend è stato molto convincente quindi lo rilancio come l’outsider di questa stagione.

Yamaha? OK, in qualche mese non si possono sistemare tutti i problemi, ma la casa di Iwata mi sembra nella stessa situazione di un anno fa. Rossi, come sempre, è la misura della Yamaha. Quando conta esserci lui c’è sempre. Viñales è stato velocissimo in ogni turno, ha fatto la pole e anche i suoi long run nei turni di prove erano tra i migliori. Quindi cos’è successo in gara? Dalla sua analisi sembra che in gruppo non riesca ad essere veloce come quando gira da solo. Per come la vedo io, in Yamaha, la situazione non è cambiata di molto rispetto al 2018. Comprensibile ma non accettabile, a questi livelli, perché non è concesso sbagliare moto per il terzo anno di fila.

Buona prestazione di Aleix Espergarò che arriva decimo con l’Aprilia: quest’anno ci sono molte aspettative su di lui e su Andrea Iannone, che però non è ancora pienamente in sintonia con la moto e sinceramente credo ci vorrà molto tempo per trovarla.

Mi hanno convinto gli alfieri del SIC team, Morbidelli (undicesimo) e il povero Quartararò (sedicesimo) costretto a partire dalla pit lane, ma potenzialmente dotato di una prestazione da top 10. Il giro veloce della gara è il suo in 1’55”.039, a poco più di un decimo dal record della pista appartenente a Jorge Lorenzo. Per loro, la crisi Yamaha, si sente decisamente meno. La M1 è una moto con cui si possono fare dei discreti risultati, certo che quando si parla del team ufficiale le cose cambiano, lì l’obbiettivo non è fare punti in TOP 10, ma vincere il titolo.

Per quanto riguarda Lorenzo, la caduta di sabato ha peggiorato le sue già travagliate condizioni fisiche, per il pilota Honda la stagione inizia in salita. Non si può fare nessun tipo di valutazione dato che la gara è partita già compromessa.

Male, per non dire malissimo, le Ktm che steccano alla prima dimostrando un’altra volta di c’entrare ancora poco con la MotoGP. Espargarò arriva dodicesimo ed è il primo della truppa “orange”. Zarco, Oliveira e Syahrin sono dispersi dalla quindicesima posizione in giù: insomma, per una casa con ambizioni top e la RedBull come sponsor, non sono risultati accettabili.

Dopo il Qatar, non si possono e NON si devono fare valutazioni definitive. Spesso è stato un GP che non ha espresso i veri valori in campo. Ci lascia comunque 3 certezze:

  1. Marquez è ancora il favorito numero 1 per il titolo.
  2. Dovizioso è il principale avversario di Marquez.
  3. Le Yamaha sono nelle stesse condizioni delle ultime due stagioni.

e un dubbio:

La vittoria sarà assegnata definitivamente a Dovizioso o no? il 31 Marzo lo sapremo.