Danilo Petrucci: L’outsider

Danilo Petrucci: L’outsider

Se fate parte di quel gruppo di persone che sostengono la tesi per cui Danilo Petrucci non sarà mai un top rider, questo articolo non fa per voi.

Partiamo da un cosa vera: Danilo non ha il fisico tipico “da pilota” e questo sicuramente è uno svantaggio. È alto e troppo pesante (78 Kg), che rispetto alla media dei top riders (66kg) vuol dire pesare 12 kg in più. Addirittura si sale a 14 kg se confrontato con Viñales, un dato che va tenuto in considerazione.

Nella MotoGP moderna, ogni singolo dettaglio fa la differenza e quello del peso non va messo in secondo piano: i piloti oggi sono prima di tutto degli atleti in forma perfetta. In caso di pioggia, un peso elevato può aiutare con la trazione, ma quando c’è il sole l’usura delle gomme diventa nemica di Danilo, che spesso nella stagione scorsa ha perso occasioni da podio per essersi ritrovato con il pneumatico finito prima degli altri.

Il focus su di lui, però, non vuole essere fatto sulle sue caratteristiche fisiche, dei vantaggi o svantaggi che comportano. Ma come, nonostante ciò, Danilo sia arrivato a competere ad alti livelli nella categoria che ogni pilota sogna di poter affrontare: La MotoGP.

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COME

Il come ci è arrivato è molto particolare, Danilo infatti non ha seguito un percorso convenzionale. Dopo un inizio promettente nel minicross, nel 2006 a 16 anni inizia la sua avventura nei campionati di velocità. Arriva due volte secondo (2008 e 2009) nel campionato europeo Superstock 600. Nel 2009 vince il campionato italiano under 23 nella Superstock 1000, arrivando secondo nel campionato assoluto. Nello stesso anno rappresenta l’Italia vincendo il titolo continentale al Campionato europeo Junior Stock 1000. Nel 2010 vince il tricolore nella Superbike under 25, piazzandosi terzo nella classifica generale. Nel 2011 entra a far parte delle Fiamme oro, vince il titolo di campione italiano Stock 1000 con una gara di anticipo e arriva secondo al Campionato del mondo Stock 1000 a soli 2 punti dal vincitore.

QUANDO

Nel 2012, con il team IodaRacing Project, in sella prima ad una Ioda TR003 e poi dal GP di San Marino ad una Suter MMX1. Per Danilo essere arrivato in MotoGP è stato un sogno, ma anche un incubo, dal momento che con queste moto non aveva nessuna possibilità di ottenere dei piazzamenti che rispecchiassero il suo vero potenziale. Le CRT infatti erano delle moto che permettevano di usare un motore 1000 derivato dalla serie e avere libero sviluppo su tutto il resto. Più che un soluzione tecnica innovativa, l’introduzione di queste moto fu una conseguenza del sempre minor numero di moto che partecipavano al campionato. Piloti come Petrucci non erano altro che alfieri messi sulla scacchiera per fare in modo di occupare tutte le caselle.

LA SVOLTA

Arriva nel 2014, nonostante per Danilo quella rappresenti la peggior stagione in MotoGP: un ventesimo posto finale frutto di un pacchetto tecnico imbarazzante e anche di un infortunio, che lo costringe a saltare i GP di Spagna, Francia e Italia. Danilo però dimostra di non essere un pilota che partecipa per fare numero, seppur quasi “costretto” ad esserlo. Chiude la stagione a 17 punti, frutto di 14 gare disputate, dove per sei volte su otto in cui ha finito la corsa è andato a punti. Il suo miglior risultato è stato un undicesimo posto nel GP d’Aragona. Viene comunque notato dal team Pramac, che lo ingaggia per la stagione 2015, dove conclude decimo conquistando anche il suo primo podio in MotoGP. In quella stagione si inizia a vedere il vero potenziale di Danilo: in 18 gare disputate – escludendo due ritiri – è sempre andato a punti.

LA CONFERMA

Dopo una stagione 2016 sottotono anche a causa di un infortunio, che gli fa saltare le prime quattro gare, il 2017 è l’anno della conferma di Petrucci: arriva ottavo in classifica generale con 4 podi all’attivo, dimostrandosi sempre veloce e capace di lottare alla pari con i top riders. L’idea di poterlo vedere nel team Ducati ufficiale inizia a diffondersi nel paddock e tra gli addetti ai lavori.

Contrariamente a quello che può sembrare, la stagione 2018 per Danilo è stata la migliore in assoluto. Forse meno da copertina rispetto alla 2017 per aver ottenuto meno podi (solo uno), è stata la più concreta di Danilo in MotoGP e rimango comunque dell’idea che abbia fatto meno di quanto ci si aspettasse. Ha totalizzato 20 punti in più del 2017 pur piazzandosi comunque ottavo a fine stagione, si è ritirato due volte a fronte ai 5 ritiri del 2017 e nelle gare che ha finito è sempre andato a punti (nel 2017 in due occasioni ha finito la gara fuori dalla top 15).

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OUTSIDER

Petrucci mi piace perchè è uno che si è guadagnato tutto quello che ha e si è sacrificato più degli altri per arrivare dove è ora. In tanti non sono pronti a scommettere su di lui come avversario dei migliori, io invece sì.

Sì perchè Danilo è uno che ha il fuoco dentro, non molla mai e adesso sa che ha tra le mani l’occasione migliore di sempre: sa che la stagione 2019 è da tutto o niente, da dentro o fuori. Sa che fallire ora vorrebbe dire perdere il treno per rimanere un pilota ufficiale in futuro.

Danilo conosce bene il valore di quello che ha fatto per arrivare qua, ecco perchè dico che nel 2019 sarà un insidia per i più forti: perché nonostante abbia qualche svantaggio fisico, ha la fame giusta per stare in alto. Tecnicamente ora ha tutto quello che un pilota può desiderare, la moto migliore del lotto e un team ufficiale a supportarlo.

Quella del 2019 sarà quindi la stagione della verità per Danilo. La prova decisiva che confermerà o smentirà quello che noi pensiamo di lui. È un top rider? Non lo è? Merita una moto come quella? Lo scopriremo a partire dal 10 marzo.

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Crediti immagini: motogp.com