Il sogno italiano continua con Bagnaia

Il sogno italiano continua con Bagnaia

Nota: Questo articolo doveva essere pubblicato prima del Gran Premio d’Inghilterra, ma per vari problemi non è stato possibile farlo. (S)Fortunatamente, però, a Silverstone è bastata una banale pioggia per annullare le gare della domenica, quindi i dati statistici non sono stati alterati.

Il 29 ottobre 2017, Franco Morbidelli si laurea campione del mondo della Moto2. È il primo italiano a diventare campione del mondo dal 2009, quando Rossi vinse il suo nono titolo, e il primo a farlo nella classe di mezzo dal 2008, titolo conquistato dal compianto Simoncelli. Com’è tristemente noto, negli ultimi anni i piloti del nostro paese hanno faticato molto ad imporsi contro i rivali – in particolar modo spagnoli – e risultati di spessore stanno arrivando solo di recente, complice anche la scuola di Valentino, la VR46 Academy. Proprio quest’ultima è il main sponsor – insieme a Sky – del team di Bagnaia, pilota che in questo momento sta portando avanti l’eredità in Moto2 di Morbidelli. Pecco riuscirà a ripetere l’incredibile stagione dell’italo-brasiliano e regalare all’Italia un altro alloro mondiale?

Partiamo subito da un confronto di numeri, basato prendendo in considerazione le prime 11 gare dell’anno:

numeri

Parlando di vittorie, Morbidelli a questo punto della stagione poteva vantarne addirittura 7, segno di un netto dominio sugli avversari. Bagnaia si difende bene con 5 vittorie, con però lo stesso numero di podi: Franco, infatti, nella prima parte di campionato è salito sul podio soltanto come vincitore. Un dato curioso sono i gran premi vinti nello specifico: quelli conquistati da Bagnaia sono gli stessi vinti l’anno precedente dal connazionale, mentre i due rimanenti – Argentina e Germania – sono quelli in cui è andato peggio, siglando un nono e un dodicesimo posto. Si può addirittura fare il discorso inverso per i due podi di Pecco: in quei gran premi Morbidelli ha segnato un ritiro (Spagna) e un ottavo posto (Repubblica Ceca).
Anche a livello di punti e di pole sono molto simili, con un leggero vantaggio per Franco. Bagnaia ha quindi il titolo in tasca? Non esattamente. Tralasciando il fatto che nulla è deciso e il motociclismo è uno sport imprevedibile, quest’anno c’è una variabile importante, che ha un nome e un cognome: Miguel Oliveira.

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Oliveira e Bagnaia prima della premiazione del GP d’Austria

La concorrenza e la costanza di Tom Luthi lo scorso anno sono state encomiabili, ma è apparso presto evidente che Morbidelli aveva qualcosa in più del pilota svizzero e il campionato è rimasto aperto solo per una mera questione di punti. Quest’anno invece il divario in classifica praticamente inesistente fra Bagnaia e Oliveira è giustificato dal fatto che il portoghese è allo stesso livello dell’italiano. Stesso numero di podi, tre vittorie in meno ma mai peggio di sesto, Oliveira è il più forte e ormai unico rivale per i titolo di Bagnaia, dal momento che il terzo – Marquez – dista addirittura 76 punti.
Il pilota KTM ha più esperienza di Pecco e l’anno scorso ha dimostrato di poter accendere la modalità dominatore, riuscendo a vincere tre gare consecutive. Non è peraltro la prima volta che ha concluso la stagione in quel modo: ci era già riuscito nel 2015 in Moto3, segno che quelle tre piste potrebbero rivelarsi fondamentali per la lotta al titolo. Sarà importante per Bagnaia arrivare a quel punto della stagione con un discreto vantaggio per essere in grado di resistere agli attacchi di Oliveira.

La lotta sarà dura e spettacolare, e anche quest’anno la Moto2 ha un motivo in più per essere seguita con passione. Non dimentichiamoci inoltre degli altri italiani che stanno facendo parlare di sé grazie alle loro prestazioni, come Marini e Baldassarri: il futuro, anche nella classe di mezzo, si prospetta radioso.